GENNAIO 2024

L A C R I S I D E L C O N C E T T O D I C O M U N I T A ‘

Con la crisi del concetto di comunità emerge un individualismo sfrenato, dove nessuno è più per l’altro un “compagno di strada” ma un antagonista da cui guardarsi e con cui non si fa in tempo a condividere un sistema di regole e di valori, che ne avanza velocemente un altro si crea un vuoto di identità sociale e personale che ci si illude di colmare con la velocità dei nostri ritmi o col possesso di oggetti, e sostanzialmente evitando di coltivare sentimenti di attaccamento alla comunità sociale, quindi relazioni valide, e un atteggiamento socialmente diffuso che ha minato le basi della contemporaneità, l’ha resa fragile determinando una situazione in cui, mancando ogni punto di riferimento, tutto si dissolve in una sorta di “liquidità” e dove le uniche soluzioni per l’individuo senza punti di riferimento sono l’apparire a tutti i costi e il consumismo. In realtà si tratta di un consumismo che non mira al possesso di oggetti di desiderio in cui appagarsi, ma che li rende subito obsoleti, e il singolo passa da un consumo all’altro in una sorta di bulimia senza scopo. di porsi domande sul senso e sul significato della vita.

PREMESSA

Cos’è la dipendenza? Essa dice del bisogno essenziale di ogni uomo di «altro» per vivere, riconoscendo di non essere autosufficiente. Una dipendenza può essere sana se aiuta lo sviluppo personale: pensiamo al cibo, all’acqua e al sonno, che mantengono la persona in salute; alla cultura, allo svago, alle relazioni, che l’arricchiscono, rendendo la vita più bella e interessante, per sé e per altri; diventa invece malsana, malata e anche patologica se impedisce lo sviluppo della persona, impoverisce la sua esistenza, fino a distruggerla. Se una dipendenza sana apre alla relazione, a uscire da sé, la dipendenza malata porta al contrario a ripiegarsi su stessi e a fare del proprio io il centro di tutto.

Diversamente dalle risposte terapeutiche per il tossicodipendente “tradizionale”, l’intervento previsto per soggetti dipendenti da “nuove droghe”, “G.A.P” (Gioco d’Azzardo Patologico), o per persone con “dipendenza affettiva”, deve tener conto del fatto per cui la loro identità è in qualche modo un’identità scissa e l’intervento non può avere, se non per periodi brevi di crisi, le caratteristiche di un intervento totalizzante.

– Sperimentare percorsi flessibili ed individualizzati di trattamento, destinati alla presa in carico di soggetti, privi di evidenti compromissioni sul piano sociale e lavorativo, che manifestano dipendenze comportamentali;

– Offrire un servizio di orientamento rivolto ai cittadini che entrano, più o meno direttamente, a contatto con le suddette problematiche;

– Valutare l’efficacia dei percorsi sperimentati.

L’intervento non prevede necessariamente la residenzialità nella misura in cui non deve mettere in crisi la persona e il suo sistema di vita ma la sua identità a rischio (riti, tempi e motivazioni del consumo) rispettando e valorizzando gli aspetti funzionali della sua socialità.

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